Psicopatologia della perinatalità

Il periodo perinatale è l’arco temporale che va dalla gravidanza al primo anno di vita del bambino.

Gravidanza, parto, puerperio e i dodici mesi post partum per il sistema famiglia rappresentano fattori di rischio elevato per l’insorgenza di disturbi affettivi.

Pur non disponendo di dati epidemiologici certi, si stima che nel nostro paese oltre 90mila donne soffrano di disturbi ansioso-depressivi nel periodo perinatale. Il fenomeno è certamente sottostimato perché sottodiagnosticato: la sintomatologia è sottovalutata sia dalle donne che dai professionisti (medici di base, pediatri, ginecologi). I dati di prevalenza si attestano intorno al 16%, con percentuali che variano dal 10-16% al 14-23% durante la gravidanza e dal 15-15% al 20-40% nel periodo successivo al parto.

Evidenziamo inoltre che, seppur con parziali e recenti dati di ricerca (Baldoni e Ceccarelli, 2010, 2013), si riscontrano anche nei padri segni di sofferenza emotiva che si attestano intorno al 10,4% (Paulson, Bazemore 2010).

La gravidanza rappresenta per la donna un periodo di cambiamento fisiologico, psicologico e sociale che può portare con sé l’insorgenza di problematiche psichiche. Le più frequenti sono quadri ansioso-depressivi che possono avere una manifestazione variabile caratterizzata dalla presenza di: attacchi di panico, ansia generalizzata, somatizzazioni, distimia.

Circa il 16% delle donne soffre di un disturbo mentale nel periodo perinatale.

I disturbi insorti in gravidanza, se non adeguatamente diagnosticati e curati possono determinare un maggior rischio di insorgenza di disturbi psicologici nel post partum. I disturbi mentali nel periodo perinatale hanno un significativo impatto non solo sulla mamma, ma anche sul bambino, sul partner, sulla coppia, sulla relazione mamma-bambino e su tutto il sistema famiglia.

Le manifestazioni psicopatologiche che possono insorgere nel periodo successivo al parto sono disturbi d’ansia (Disturbo Ossessivo Compulsivo, Disturbo da Attacchi di Panico), Disturbi dell’umore (Depressione Post-partum), Disturbi della relazione mamma-bambino, Psicosi puerperali.

Cos’è il baby blues?

Il “baby blues” o “maternity blues” è uno stato psicoemotivo successivo al parto (l’esordio è tipicamente entro la prima settimana dopo la nascita del bambino) caratterizzato da deflessione del tono dell’umore (malinconia, tristezza), sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di madre, crisi di pianto, irritabilità (disforia), ansia, preoccupazione.

Tale condizione di labilità emotiva, che si manifesta nel 70-80% delle puerpere, è una normale e transitoria reazione determinata dal calo repentino dei livelli ormonali e non possiamo considerarla patologica in quanto ha breve durata e tende a risolversi naturalmente entro una decina di giorni e senza determinare alcuna compromissione del funzionamento materno.

Nel 20% dei casi il baby blues evolve in un vero e proprio disturbo depressivo.

Che cos’è la Depressione Post Partum?

Il Video-feedback Intervention to promote Positive Parenting (VIPP-SD) è un intervento breve, evidence-based (efficacia sperimentata e certificata), ispirato alla teoria dell’attaccamento, di sostegno alla genitorialità sviluppato dall’Università di Leiden, nei Paesi Bassi. Riconosciuto a livello internazionale, questo programma è focalizzato sulla relazione mamma-bambino e mira ad accrescere la sensibilità materna ovvero la capacità di cogliere i segnali emotivi del bambino e di rispondervi in modo adeguato e la competenza nella gestione della disciplina, attraverso una maggiore consapevolezza e il cambiamento delle interpretazioni e delle aspettative legate alla relazione con il figlio.

Quando rivolgersi ad uno specialista?

  •  Se i sintomi persistono per oltre due settimane;
  •  Se si ha la sensazione di poter fare del male a se stesse o al proprio bambino;
  •  Se i sintomi di ansia, paura e panico si manifestano con grande frequenza nell’arco della giornata.

Quali strategie di intervento proponiamo?

  • Il Centro Psiche propone:Prevenzione – attività di screening per l’individuazione precoce della DPP sia in gravidanza (intorno al 6° mese) sia nel post partum (4-6 settimane dopo il parto) attraverso l’utilizzo di un protocollo specifico.

    I test risultano particolarmente utili nell’individuare situazioni a rischio o potenzialmente tali, ma poiché da soli non rappresentano uno strumento diagnostico, sono sempre accompagnati da un colloqui clinico con uno specialista.

    L’attività di screening (test + colloquio) è gratuita per tutte le donne che fanno richiesta.

    Trattamento – I disturbi affettivi della perinatalità sono caratterizzati da sentimenti ed emozioni contrastanti e ambivalenti, di cui spesso la mamma si vergogna e fa fatica ad ammettere. Per queste ragioni ci approcciamo alle donne e alle mamme con atteggiamento accogliente e non giudicante.

    In base alla gravità dei disturbi presentati, individuiamo e proponiamo l’intervento più idoneo.

    Interventi psicoeducativi

    Sono colloqui che prevedono il coinvolgimento del partner e sono volti alla conoscenza della diagnosi e dei disturbi per permettere alla paziente di acquisire un automonitoraggio dei sintomi, volto al miglioramento della consapevolezza di malattia e di adesione alla cura.

    Supporto psicologico

    Il supporto psicologico è un processo di accompagnamento e di sostegno che ha come obiettivo l’inquadramento della difficoltà/disagio del paziente e la sua gestione attraverso l’individuazione e lo sviluppo delle risorse personali che spesso la persona non riesce ad utilizzare perché sovrastato dalla preoccupazione.

    Psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale

    Proponiamo interventi psicoterapici sia individuali che di gruppo secondo il modello di Cognitive Behavioral Therapy (CBT) proposto da Jeannette Milgrom e Paul Martin per il trattamento di questo tipo della DPP che ha dimostrato la sua efficacia in numerosi studi randomizzati.

Cosa sono i Disturbi nella relazione mamma-bambino?

  • Quando parliamo di Disturbi affettivi della perinatalità, oltre ai quadri clinici descritti, è fondamentale considerare anche i disturbi nella relazione madre-bambino, che si manifestano nel 10-25% delle madri. Lo sviluppo del rapporto madre-bambino è il processo psicologico centrale del periodo perinatale. La relazione madre-bambino inizia già durante la gravidanza e consiste essenzialmente in idee ed emozioni attivate dal bambino che trovano la loro espressione nei comportamenti affettivi e protettivi della madre. Lo sviluppo del bambino è organizzato nel contesto delle relazioni precoci, pertanto una valutazione dei rischi per tale sviluppo deve includere un approfondimento della relazione mamma-bambino.

    I fattori di rischio sono:

    •  Gravidanza non pianificata
    •  Gravidanza non desiderata
    •  Nascita prematura
    •  Separazione precoce (es: ospedalizzazione madre o bimbo)
    •  Malformazione congenita, handicap del bambino
    •  Depressione postpartum
    •  Sesso del bambino

    Per un approfondimento si rimanda alla voce VALUTAZIONE E INTERVENTI RELAZIONE MAMMA-BAMBINO.